Da in ginocchio che ero per succhiarlo mi lasciai scivolare all’indietro. L’accappatoio finì per aprirsi completamente lasciando il mio corpo completamente nudo ai suoi occhi. Allargai le gambe lentamente, quel…..
“ Guardami , guarda la tua femmina ha voglia, qui ed ora, vieni dentro di me ti voglio sentire…”
Volevo farlo diventare matto e ci stavo riuscendo, lui rimase per un attimo immobile fissandomi. La sua mano si portò sul suo uccello ancora semirigido iniziando a segarlo lentamente, lo dovevo riconoscere era affascinato da quella posa che avevo assunto e dalle mie parole anche se tutto sommato il mio volto non doveva essere presentabile.
Macchie di piacere tra i capelli e sulle guance, però in quel momento a lui non interessava il mio viso, perché mi accorsi subito, mi guardava il ventre che ora si vedeva bene avendo io allargato le gambe iniziando a sgrillettarmi lentamente. Mi sentivo Lilith, la dea della lussuria l’eterno femmineo, la voglia incarnata la femmina che vive solo ed esclusivamente per la carne del maschio fino a fagocitarla tutta…lo invitavo, quasi fossi un miraggio, l’acqua per l’assetato nel deserto, solamente la sua sete era la passione, la voglia che gli facevo intravvedere e che lui avrebbe assaporato.
Barcollò un momento quasi per prendere la rincorsa e mi saltò addosso. Quel movimento per aprirsi bene dei pantaloni e far uscire il cazzo, non ci fu tenerezza, ora non la volevo, volevo essere piena e lui mi riempì con un unico affondo. Sentì la sua carne farsi strada dentro di me con la forza di un ariete, disse qualche parola che non riuscì a capire presa come ero dalle sensazioni che mi stava trasmettendo sensazioni che solo una donna può capre. Voglia , voglia allo stato puro, lui fu dentro di me, stette fermo poi iniziò quel suo andirivieni prendendomi per i fianchi. Mi sbatteva, eccome se mi sbatteva , come lo avevo chiesto, stava impazzendo per me. Il suo cazzo lo sentì nuovamente irrigidirsi e le sensazioni che mi dava erano di vittoria, tremò e poi riversò altro piacere per la sua donna. Era come impazzito, lo facevo recitare a mio piacimento per darmi appagamento. Finì esausto, venne,eccome se venne, sentivo i suoi fiotti caldi dentro di me era una delizia, mi trasmetteva le sue contrazioni…In quel momento però avevo in mente altro, lo dovevo convincere a farmi il book fotografico per lui , e lui inconsapevolmente venne in mio aiuto…Lo disse, disse una frase che approfittai e finì per lui. Mi nominò, esausto per l’amplesso e il piacere che gli avevo trasmesso , le sue parole….
“ Sei una regina, sei la mia regina”
E io ne approfittai, presi la palla al balzo, mi aveva dato il La…..
”E se la tua regina si facesse fare delle foto per diventare immortale così che tu le possa vedere in qualunque momento e eccitarti per la donna che sono?…La tua Regina con la R maiuscola, dai te lo faccio, anzi me le faccio fare e per te sarà una sorpresa!!.”
Amava quella mia voglia di esibizionismo, e poi sapere che un altro mi avrebbe fatto mettere in posa, come quando lo faceva lui per scattarmi le nostre foto in privato molto probabilmente la cosa lo eccitava e nello stesso tempo gli faceva sentire una forma di gelosia. Il mio maschio, era strano ma lo amavo per questo. Alla fine ci trovammo a letto, lo sentì dormire al mio fianco, io invece avevo tutti altri pensieri in testa, il fotografo, chissà che tipo era , mi aveva già fatto tutta una serie di riprese, mi ero accorta e mi aveva già fatto mettere in posa. Ma lui mi voleva in intimo come diceva lui, intimo naturalmente che secondo lui io non avevo. Il temporale era stato galeotto, lo sapevo, lo avrei rivisto, lui mi aveva dato l’appuntamento per l’indomani, non mi capacitavo di dove mi avrebbe portato per fare gli acquisti che diceva. Lui aveva detto che non indossavo intimo adatto per continuare a fare foto come voleva lui. Ma chi si credeva di essere per decidere così? Se da una parte la cosa mi allettava…sul chissà che cosa aveva in mente di farmi acquistare…
Dall’altra ne ero stizzita, il mio gusto nel far ammattire un maschio indossando qualche cosa di osè non lo poteva mettere in discussione. Chi si credeva di essere per darmi ordini simili? Eppure quelle sue parole mi avevano allettato, avevano risvegliato il mio esibizionismo e lo dovevo ammettere anche una certa dose di curiosità. Mi addormentai con questi pensieri, e pensieri così fecero da battistrada a sogni complicati in cui io mi vedevo come dal di fuori. Quasi esistesse in me un terzo occhio che mi guardasse mentre indossavo un vestito dalle trasparenze che avrebbero portato un santo anacoreta sulla via del peccato della carne. Illuminata da dietro in modo che la mia figura minuta spiccasse in tutti i suoi particolari per far sognare il più scafato dei feticisti, visioni di striminziti bichini fati più per mostrare che coprire . Il mio mandolino in mostra ripreso dal basso quasi dicesse “ guardatemi!!”
Mi meravigliavo di me stessa perché la modella ero io vestita con sole scarpe dal tacco vertiginoso e un collare rosso con tanto di medaglietta. Ne cercai di vedere il nome, capire quelle lettere incise ma a quel punto la sveglia suonò lasciandomi nel dubbio di che cosa fosse indicato con quella scritta.
Mi stiracchiai, e portai la mano al mio ventre, ero fradicia, mi ero eccitata con quei sogni, voglia mia e ultime tracce del piacere del mio uomo. Sorrisi tra me e me, e a quel punto corsi a farmi una doccia tiepida. In quel momento stando sotto quel getto che accarezzava la mia pelle mi dissi che doveva essere gelata per far si che si calmassero le mie voglie. Voglia perversa che mi faceva sfarfallare il ventre. Ero fradicia, voglia di essere esibita o esibirmi per far eccitare i maschi o il maschio di turno, chissà se avessi messo in pratica una cosa simile come avrebbe reagito lui il mio fotografo. I miei capezzoli erano turgidi, arrossati per i succhiotti che mio marito ci aveva dato. Eppure volevo altro e alla fine aiutata dal sapone doccia schiuma con cui mi stavo insaponando, passai su di loro con la spugna, una volta, poi più volte per sentire le sensazioni che ne ricevevo, una sensazione di piacere che mi lasciava sempre al limite dall’esplosione del piacere quello vero , ero eccitata in continuazione, e trovarmi così al limite mi piaceva , voglia perenne si…perenne quelle sensazioni che fanno accavallare le gambe e stringerle stando seduta.
Non misi l’accappatoio, l’accappatoio era finito nella cesta della roba da lavare cincischiato come era di piacere mio e del mio uomo per la serata a luci rosse che avevamo passato; ma avvolsi attorno alla mia figura un asciugamano grande che mi copriva fino ai piedi lasciandomi le spalle libere. Dalla cucina intanto arrivava un fragrante profumo di caffè che avrebbe resuscitato anche un morto. Trovai così mio marito intento a fare colazione. Mi indicò la tazza fumante per me con un sorriso bellissimo. Era contento, sia per la serata passata sia per la dormita ristoratrice che aveva fatto. Lo guardai fisso negli occhi e gli mandai un bacio mimandolo con le labbra … e lui…
” Ma quanto siamo sexy oggi, era da tanto che non giravi così per casa, ho una moglie figa non c’è niente altro da aggiungere”
Lo diceva imburrando del pane da toast. Io oltre a figa avrei aggiunto anche porca quando vuole lei, ma lo tenni per me, non volevo infierire, il gioco la sera prima lo avevo condotto io fino nei minimi particolari. E quando lui mi salutò per andarsene mi spostai leggermente in modo che l’asciugamano si aprisse lasciando quasi in vista l’incrocio delle mie gambe che…volutamente tenevo leggermente allargate.
“ Caro, posso piacere ancora? Il tuo parere”
E lui arrossì deglutendo, sembrava imbarazzato a quella domanda, si trovava impacciato, non sapeva cosa rispondere…
“ Continuiamo il discorso questa sera, ora devo andare”
Lo riconoscevo, era lui, il classico elemento fatto per il lavoro, ne rimasi come seccata. Chissà come era il fotografo, lui invece mi aveva trattato come una paziente, che pensieri aveva avuto mentre mi fotografava? Mi aveva detto se non ricordavo male
“ Non preoccuparti, di farti vedere nuda, non ti salto addosso, questo è il mio mestiere e io sono un professionista”
Eppure volevo sapere come reagiva vedendo il mio corpo nudo volevo vedere il suo cazzo se diventava duro…..si, mi aveva visto, ma in quel momento ero io la scombussolata, bagnata e stizzita per il brutto tempo come lo sa solo una gatta quando viene lavata dai padroni. Non arrivavo neanche a capire come fosse successo, mi ero spogliata, avevo obbedito ai suoi ordini , ma ora ero rinsavita, la novità era finita, lui mi aveva dato un appuntamento, lo avrei aggiustato io . Non lo so, ero in camera, mio marito ormai era uscito e mi dovevo vestire anch’io…. E così decisi di vestirmi se si può definire da urlo, una magnifica gonna aderente che metteva in risalto il mio mandolino, sotto come intimo un paio di calze autoreggenti, leggermente lucide, i miei soliti tacchi, un completo di intimo nero tutto merlettato , una camicetta bianca e la mia giacca da donna in carriera, ora a noi due , volevo proprio vedere come si sarebbe comportato…..
CONTINUA