Eccomi qua, non lo so neanche io perché scrivo, ma…lo trovo quasi uno sfogo. Sono passati alcuni giorni, giorni che hanno rivoltato la mia vita come un calzino e che mi hanno fatto conoscere una parte di me, che….lo devo ammettere neanche io conoscevo e non sapevo di celare.
Dunque vediamo di mettere un po’ d’ordine in questo guazzabuglio di idee e sensazioni che mi hanno travolto. Innanzi tutto mi presento, il mio nome è Lara, non è il nome vero, ma è un nome che mi piace, l’eroina romantica del dott. Zivago, una donna libera, combattuta tra l’amore e la passione dei sentimenti che la travolgono e quasi la portano a sacrificarsi per lui. Ora lo so, qualcuno si metterà a ridere ma sono fatta così. Quando è iniziato? E che cosa è iniziato, vediamo di andare con ordine. Abito in una grande città, sono sposata, ho un marito che mi ama e non lesina in fatto di letto anzi lo devo riconoscere sotto le coltri abbiamo avuto sensazioni formidabili, e poi il sentirmi ammirata da lui mi crea un certo non so che.
Non sono più una ragazzina, ma ho un magnifico paio di gambe, un mandolino che attira lo sguardo degli uomini, e…si diciamolo anche il mio decolté. Più di una volta mi sono guardata con aria critica allo specchio e non ho trovato difetti che mi mettessero in crisi. Forse uno, ma mio marito lo apprezza e anche gli amici: la mia testa riccioluta dal colore scuro come il carbone. Quando ero studentessa mi stiravo i capelli, li volevo lisci, ma ora con il passare del tempo ho lasciato fare a madre natura e i riccioli scuri sono diventati soffici boccoli che mi ornano il viso. Ora tutti si chiederanno e a letto? Come ti trovi con tuo marito, che gusti hai? Allora veniamo dunque al sesso con lui, nella nostra intimità mi piace prendere il sopravvento è una delizia quando mi trovo sopra di lui con la voglia che cresce, sentire la sua carne turgida con le vene in rilievo tesa al massimo che entra dentro di me, la sento farsi spazio tra le mie grandi labbra…fino in fondo e poi le sensazioni che provo, comando, i miei fianchi si muovono e i suoi occhi si chiudono per assaporare le sensazioni che gli dò. Il piacere è anche il mio, il sentirmi piena e sentire le contrazioni del …siii…chiamiamolo con il suo nome vero, il cazzo . Sembra mi voglia perforare, in quei momenti me lo farei uscire dalla bocca per lambirlo anche con la mia lingua. L’esplosione del piacere il mio e il suo, il suo nettare bianco che mi riempie mentre i nostri ventri sono attaccati quasi fusi in un unico corpo. Per me è un crescendo, le sensazioni si irradiano fino ad arrivarmi in testa mentre i miei capezzoli si inturgidiscono ancora di più. Poi scivolare sul suo corpo sudato gustare il suo lui mentre diventa piccolo e scivola fuori da me mentre le nostre bocche si fondono in baci appassionati. Si, per chi mi legge questa è passione. Lui mi ama, tempo fa mi ha anche scattato tutta una serie di foto soft, dove le mie nudità appaiono e non, mi piace quel “ vedo e non ti vedo” soprattutto quando le foto sono in bianco e nero, le trovo affascinanti. Ma non perdiamoci oltre, ecco, la nostra vita che scivola lentamente nell’amore di tutti i giorni e poi…poi successe. Era una giornata primaverile, quelle giornate uniche che appartengono alla mia città, la solita fermata dell’autobus e dietro la pensilina, mi caddero gli occhi su un nuovo negozio che avevano aperto. Il negozio di un fotografo. In vetrina le solite foto dei matrimoni, sia in comune che in chiesa. Ci sapeva fare era riuscito a cogliere la felicità di quelle coppie ma…..c’è sempre un ma in tutte le cose, in un angolo della vetrina, quasi nascoste; per intenderci non in primo piano una serie di nudi femminili, nudi in bianco e nero, il viso di lei non si vedeva, ma il corpo era messo in risalto dal gioco di luci e ombre. Ne rimasi affascinata, li guardai a lungo quasi ipnotizzata. Ero li, persa nei miei pensieri….. nelle foto si vedeva una bella donna, il viso era quasi sempre nascosti. Mi immedesimai per un momento in quel personaggio, chissà che effetto mi avrebbe fatto essere fotografata da un estraneo, mi aveva già fotografata mio marito, ma un’altra persona…chissà come sarebbe avvenuto, ordini, pose, poi forse anche quel:
“Apri le gambe, mostrati passiamo a foto hot”
A quel pensiero mi percorse un brivido. Ci rimasi male, non me l’aspettavo , mi stavo eccitando. Mi feci rabbia, per così poco, per quelle immagini che per stare esposte in vetrina erano considerate caste dai più: che cosa mi succedeva? Io avevo bisogno di passione , sentimenti, farsi fotografare era qualche cosa di asettico. Pensandoci bene quando mio marito mi aveva scattato le foto…poi era finito tutto in una scopata galattica…lo dovevo riconoscere sapevo essere gatta con lui e avevo tutte le armi per farlo impazzire….. Comunque ero li con questi pensieri quando sentì una voce al mio fianco.
“Vedo che alla signorina piacciono le mie foto”
Fu un attimo, mi scossi non me l’aspettavo di essere osservata e poi quella domanda. Persa com’ero nella mia mente, quasi in un’altra dimensione feci un sobbalzo e d’istinto: “ Signora prego..” e lui senza scomporsi con un leggero sorriso,
“Mi voglia scusare, lei sembra molto giovane, ha una magnifica figura da ragazzina: se è già sposata credo guardasse le foto in bianco e nero”.
Era vero, quelle foto in bianco e nero mi avevano affascinato, anche se a lui non lo potevo dire, quei nudi femminili, quelle ombre quei volti celati mi avevano scombussolato. Mi sorrise ….forse fu il suo istinto di commerciante per avere una cliente oppure forse io lo avevo affascinato, ma ci credo poco.
“ Signora ha mai pensato di fare un regalo a suo marito ? Un book di foto sue in pose varie e anche di nudo, ci pensi , quella sua capigliatura con i ricciolo corvini sarebbe formidabile in un controluce”
Lui in quel momento l’aveva buttata li, non sapeva dei miei pensieri ne delle foto che mi aveva scattato il mio uomo. Gli sorrisi e dicendo le classiche parole di prammatica,
“ Ci penserò non si preoccupi”
Lo salutai e presi l’autobus che in quel momento stava arrivando. Così tra me e me
“ Se la giornata è iniziata così che cosa succederà ancora, nudi femminili già al mattino presto e proposte di posare in abiti discinti”
Cosa sarebbe potuto succedere. Invece la giornata si svolse nel più tranquillo dei modi, le solite pratiche, il caffè al distributore con i colleghi…tutto come un qualsiasi altro giorno. Quelle immagini però mi arrovellavano, e poi quella proposta, fare un libro fotografico…No, non potevo accettare , ma sotto sotto la cosa mi allettava e poi era un regalo per mio marito, come scusa…no, non poteva starci, lo sapevo. Ma tra i miei sentimenti e l’accettare una proposta simile ce ne passava e in mio aiuto venne un classico temporale all’uscita dal lavoro…..Scesi dall’autobus con una pioggia torrenziale; la pensilina era rotta così finì per entrare in quel negozio fotografico. Lui si ricordava di me, uscì da dietro sentendo la classica campanella della porta. “ Ho la signora di questa mattina, ha ripensato alla mia proposta?” In quel momento ero impresentabile , bagnata come un pulcino con i capelli appiccicati alla fronte, anche se avevo cercato di proteggermi alla meno peggio, non lo so neanche io ma risposi di si e lui per tutta risposta con quel suo sorriso sornione “ Su venga di la, sto finendo di fare delle foto e lei ha bisogno almeno di asciugarsi i capelli” Non capirò mai se lo fece per compassione ma a quel punto, fui nello studio vero e proprio, lampade i classici teloni bianchi e una macchina fotografica poggiata a un cavalletto mentre un’altra sulla sedia difronte a un PC. La stanza era asettica, quasi ospedaliera e mi venne d’istinto…
”Ma a fatto qui le foto in bianco e nero esposte?”
Lui mi guardò sembrò pensieroso e per tutta risposta…
”Si sieda, vediamo quello che si può fare, il vestito è bagnato e le aderisce, mi ha dato qualche idea…”
In un primo momento mi trovai impacciata , erano quasi ordini , ma poi altri ordini che fecero di me una specie di marionetta. La gonna era stretta, ho belle gambe e un mandolino superbo che attira gli sguardi degli uomini, e quella gonna oltre che bagnata stando seduta era risalita ben , bene. Mi fece accavallare le gambe, mostravo un ampia parte della coscia, e partirono i primi scatti. Prima dall’alto poi mi riprese dal basso. Mi sentivo eccitata, era qualche cosa di nuovo, le foto osè me le aveva fatte mio marito ma mai un estraneo. Poi:
“ Ora tirati su la gonna leggermente, non arrivare a gli slip”
Lo feci, era passato al tu, mi mostravo, fissavo l’obiettivo mentre la lucetta rossa del flasch si caricava…altri scatti ero a mezza coscia ben esposta, era un peccato, avevo le scarpe basse, mi immaginai le stesse foto con un tacco da 12 . Ancora…” Allarga le gambe…” mi mostravo, lui scattava, sembrava in un’altra dimensione…” Sposta il busto leggermente in avanti..” Eseguì , stavo entrando nella parte, li a gambe larghe seduta , piegata in avanti, lui si inginocchiò davanti a me e partì una serie di clic. Tutte le angolature, continuò dicendo…
“ Anche se i capelli sono bagnati le mani tra di loro su, diritta e tette in fuori mantenendo le gambe nella stessa posizione”
Erano cose strane, il mio ventre si ricordava che ero una donna e che a me piaceva l’esibizionismo; poi fu la volta della camicetta…ormai le mie parti basse erano allagate. Dalla scollatura si intravidero i miei seni, portavo un intimo sportivo. Lui mi osservò pensieroso e
“ Domani andremo a comperare qualche cosa per metterla in risalto e far pensare i maschi, credo che un bustino sarà perfetto, non si preoccupi andremo assieme”
Rimasi basita, non avevo il coraggio di dire di no eppure abbassai la testa ……Lui continuava a scattare, la scollatura era profonda e i miei seno si vedevano,
“ Le aureole dei capezzoli dobbiamo far pensare chi guarda le foto”
Abbassai leggermente ora si vedevano bene , lui sorrise, continuò con le foto poi “togliti il reggiseno…” quello fu il punto di non ritorno, i miei pensieri, le foto hot, ma si dimostrò molto professionale:
“Di la c’è uno spogliatoio, sono appesi anche dei vestiti di scena per foto molto spinte, non è ancora il momento, ma ora solo il reggiseno e indossi nuovamente la camicetta, se vuoi c’è anche un accappatoio”
Mi alzai come un automa, dovevo essere formidabile , la gonna non l’avevo abbassata, era rimasta tirata su, così per quei quattro passi che feci verso quella stanza mostrai le mie gambe ben bene, forse si vedevamo anche gli slip, di questo me ne accorsi dopo perché lui non lesinò altri scatti e così fui nello spogliatoio, una stanza piccola, appesi dei giubbotti di pelle e altri capi che non conoscevo, non era pelle, ma latex , lo feci in maniera veloce, mi sfilai l’intimo e rimisi la camicetta che ancora umida mi aderiva quasi come una seconda pelle. Non misi l’accappatoio e quando riapparì dovevo essere uno schianto, me lo accorsi dalla sua espressione. Sotto la camicetta si vedevano perfettamente le punte dei miei capezzoli, capezzoli inturgiditi, mi sentivo eccitata mostravo spudoratamente anche le gambe, peccato solo per le scarpe che erano basse. Sembrava che questo a lui bastasse, perché
”Annoda la camicetta, sbottonala si deve vedere una scollatura profonda, scuoti la testa in modo che i tuoi capelli si scompiglino. “
Lui mi guardava con l’occhio della macchina fotografica, mi immortalava, si, quel libro fotografico lo avrei fatto, e poi dovevo solo convincere il mio uomo…
CONTINUA