Lui si fermò ad osservarmi in silenzio e poi mi presentò come l’amica” della ninfomane appesa” ci fu un battimani, se Elena era considerata amica della ninfomane appesa ….gli spettatori di me molto probabilmente pensavano che io avessi gli stessi gusti….e lui quel porco…li assecondò immediatamente, ci fissammo negli occhi e lui tenendo sempre in mano il frustino…..
” Ora la qui presente professoressa Eliana P. si spoglierà, non trovo giusto nascondere agli occhi degli spettatori una donna così, lei non crede”
Lo disse guardandomi e a me venne quasi un accidente, lui aspettava, avevo il cuore in subbuglio . Lui a quel punto fece scorrere su di me il frustino, risalì lentamente lungo l’interno delle mie gambe scandendo le parole che aveva detto in precedenza…
” Su spogliati puttana, so che non vedi l’ora di mostrarti”
L’attimo di paura, il cuore in gola, il non sapere cosa fare e a quel punto mi svegliai, molto probabilmente con un grido….
Ero letteralmente madida di sudore, avevo i capelli attaccati alla fronte, quasi tremavo, mi sentivo il cuore in gola, accesi la luce, mi guardai attorno in quella stanza dal letto quasi per sincerarmi di dove fossi….il posto vuoto dalla parte di mio marito. Mi alzai e scalza andai nella camera della mia bambina per sincerarmi se stesse bene, in casa era tutto tranquillo, ma io non lo ero, perché diavolo avevo fatto quel sogno perverso, io su un palco che mi dovevo iniziare a spogliare, quasi costretta, ma ero andata di mia volontà, mi aveva chiamato quel vecchio e….quello che mi fece più rabbia di me stessa è che quando andai in bagno prima di ritornare sotto le coperte, mi accorsi di essere bagnatissima, segno che quel sogno mi aveva eccitata. Ripensandoci tutto era partito dai segni bluastri sui polsi della mia collega. Si , il mio sogno e la mia paura era da sempre quello di essere costretta a esibirmi, a farmi usare senza alcun limite o ritegno senza alcun limite di luogo o di persone. L’incubo peggiore era di essere ricattata financo dai miei alunni. Costretta a tutto in giro per Milano o sequestrata in una di quelle cascine di provincia, obbligata a vivere da animale e quelle mie paure si erano accavallate al sogno, ed ora mi trovavo in bagno con il pigiama abbassato e una mano tra le cosce.
Non so che cosa mi prese, quella mano animata quasi di una vita propria, dopo essere passata tra i peli della mia figa iniziò a toccarmi e fu come una scossa elettrica. Mugolai leggermente, quasi vergognandomi, mi piegai in avanti e un attimo dopo, perso ogni ritegno mi stavo masturbando violentemente, non volevo, eppure…la visione della mia collega nel sogno completamente nuda, appesa, mi fece immaginare me stessa al suo posto, di fronte a tutti, facce anonime e gente che mi conosce, colleghi, studenti….facce che mi guardano e che mi definiscono la professoressa troia, quella sempre a disposizione e quella donna ero io.
Si, io, Eliana, quella donna integerrima che invece, in quelle circostanze, si mostra peggio di una puttana che ama essere forzata e aperta e praticare ciò che di più degradante si possa trovare nel sesso, venduta e sbattuta, segregata, esibita e pronta all’uso di chiunque…con quella visione mi piantai le dita nel ventre, allargai in maniera spasmodica le gambe per facilitare la loro entrata e iniziai un su e giù velocissimo, dentro fuori per tutta la lunghezza delle dita fino a risbattermele dentro, quasi superando le nocche per avere quasi tutta la mano nella figa che nel frattempo era diventata bagnatissima. Volevo essere esibita, distrutta, strapazzata, sfondata, lo riconoscevo, quei lividi scuri ai polsi della mia collega mi avevano eccitata e io avevo voglia, quella voglia perversa che non provavo neanche con mio marito, era come se fossi diventata un’altra donna,… un animale fatto esclusivamente per il letto. Sorrisi tra me e me su ciò che mi era successo e che, per fortuna, nessuno aveva visto e, dopo aver goduto ed essermi bagnata fin quasi alle ginocchia, lasciai i pantaloni del pigiama e gli slip in bagno e tornai a dormire. Barcollavo, le gambe quasi non mi tenevano, non avevo mai provato nulla di simile, e…di nuovo sotto le coperte, il sonno mi avvolse e dormii di gusto.
L’indomani mattina mi svegliai, avevo la testa pesante, stanca, ma il lavoro, la bimba,… ripresi le mie sembianze di mamma e dopo aver fatto i consueti preparativi caricai il mio tesoro sul passeggino e la portai al nido, mentre io subito dopo andai a scuola e li, tra una lezione e l’altra, ritrovai in aula professori la mia collega Elena…..volevo sapere, volevo sapere dei segni blu che aveva sui polsi me lo doveva dire e visto che eravamo sole ……così iniziai a fare domande e alla fine ebbi la sua risposta…
”Sai Eliana, a quel signore che ti ho presentato piacciono situazioni un po’ particolari, e visto che io accetto tutto, amiamo giocare assieme….”
Ed io per tutta risposta guardandola fissa e quasi sgranando gli occhi per quello che mi stava raccontando con la più grande semplicità….
” Ma..ma ti fai legare? ho visto i segni che hai sui polsi….”
E lei a quel punto quasi stizzita…”
“Tu non puoi capire,….o forse un giorno capirai, quell’uomo mi piace e accetto tutto, lo vedo nel pomeriggio al bar in galleria della piazza del Duomo per prendere qualche cosa alle 17”
Con quelle parole chiuse il discorso chiedendomi di mia figlia. Si era sbilanciata senza sbilanciarsi, ma mi aveva anche detto che lo avrebbe rivisto nel pomeriggio alle 17 e il posto lo conoscevo benissimo, bastava attraversare la strada all’uscita di una delle riunioni pomeridiane e insomma, sarei potuta passare di li per caso e conoscere meglio quella persona.
Ormai avevo deciso, alle 5 del pomeriggio, sicuramente sarei passata di la, e li avrei incontrati per caso; dovevo sistemare mia figlia, ma optai per un giro in carrozzella , volevo fare la mamma perfetta anche se volevo a tutti i costi incontrare ancora quell’uomo, così una volta a casa , mi spogliai completamente nuda e finalmente mi lancia sotto una doccia bollente .
Lascia che il vapore ed il profumo del bagnoschiuma mi avvolgessero e che l’ acqua dolcemente mi accarezzasse tutta pensando a quel vecchio e a come sarebbe potuto proseguire il mio sogno, il frustino che scivola tra le mie gambe e le sue parole.
“Ora spogliati, sei solo una troia che si vuol mettere in mostra, di che ti piace avanti…”
Chiusi gli occhi e vidi quella scena nella mia mente, mi spogliavo in pubblico davanti ad un’altra donna nuda e bendata, legata, anche lei in attesa di non sapevo che cosa…Quelle facce, mi guardavano, guardavano il mio spogliarello e…si lo confesso mi sentivo eccitata e come presa da una voglia perversa mi toccai tutta fino a darmi piacere e non lo feci in fretta mi trovai accucciata nel vano della doccia mentre me la menavo egregiamente e l’acqua accarezzandomi portava via i miei umori che mi stavano colando alla grande, ero boccheggiante, la voglia, una voglia perversa di essere legata e sbattuta….. Da chi poi, da tutti quelli che conoscevo, per dimostrare che razza di donna ero. Andai in camera barcollante e mi truccai sapientemente, volevo mettere in risalto la mia faccia da ragazzina e il mio fisico che nonostante la gravidanza faceva ancora girare la testa ai maschi per le magnifiche gambe che avevo….Un perizoma minuscolo, si mi sentivo gatta avrei messo in mostra le mie gambe coperte appena da un maglione lungo e dai legghins, mi sentivo figa e poi non optai per un paio di scarpe con il tacco alto ma un paio di ballerine basse…..Un lucido labbra e un trucco leggero….. Mi guardai allo specchio , ero perfetta.
CONTINUA